XVIII Edizione Concorso Nazionale “I giovani ricordano la Shoah”. GIUDIZIO DELLA COMMISSIONE NAZIONALE MIUR

Lunedì 27 gennaio, Giorno della Memoria, una delegazione degli  studenti delle classi 4E, 5E Liceo Linguistico e delle classi 3L , 4L Liceo scientifico, Sharon Paoloni e Elena Sabbatini,  accompagnati dalla docente coordinatrice del progetto, prof.ssa Rita Baldoni e dalla prof.ssa Catiuscia Stizza  è stata ricevuta al Quirinale per ritirare la Menzione d’onore nell’ ambito del concorso del MIUR “ I giovani ricordano la Shoah”. 

Il progetto “Goethe a Dachau”, è risultato tra i tre migliori a livello nazionale nella sezione relativa alle scuole secondarie superiori.  Si tratta di un concorso a cui partecipano migliaia di scuole da tutta Italia e che prevede una prima selezione regionale, una seconda ministeriale e l’ultima curata personalmente dal Presidente della Repubblica.

Una delegazione dei nostri  ragazzi vincitori del Concorso è stata  invitata dal Presidente della Repubblica  il 2 giugno alla celebrazione della Festa della Repubblica.

Di seguito la motivazione del premio: 

 “ Il diario -inedito in Italia- dello scrittore olandese Nico Rost, deportato a Dachau, è stato al centro di un accurato progetto: gli studenti lo hanno tradotto, accostando ai singoli brani, altri testi poetici che ne amplificano i contenuti. La raccolta è arricchita da opere pittoriche di deportati e da ritratti nei quali i ragazzi hanno voluto rappresentare se stessi ed esprimere la loro partecipazione emotiva.”  

Si ringraziano del prestigioso riconoscimento i docenti prof.ssa Rita Baldoni, coordinatrice del progetto e il prof. Maurizio Bravetti, coordinatore degli elaborati grafici.  


GOETHE A DACHAU . PDF


Tirando le somme, per me tutto questo si riassume in un unico dato di fatto: noi abbiamo conosciuto il Male assoluto. Ma il Bene assoluto, quello no. Si tratta dunque di stabilire come fare, affinché i giovani che hanno la benevolenza di leggerci, di ascoltarci, non affondino nella disperazione. Come dire loro che, nonostante tutto, all’uomo è consentito avere questa sete dell’assoluto nel Bene, e non soltanto nel Male.   Elie Wiesel

Spesso, nel corso degli anni, abbiamo dedicato la nostra Giornata della Memoria a ricordare singole persone, recuperando i loro nomi, la loro testimonianza , una traccia del loro passaggio, soprattutto il messaggio che ci hanno lasciato, per dare corpo e voce alla nostra ricerca del Bene, per non precipitare nella disperazione.

Quest’anno è il giovane Horst Rosenthal a incarnare il nostro desiderio di trovare nell’Uomo tracce di quel Bene assoluto, di un’umanità capace di mettere in gioco le proprie armi migliori e riuscire a resistere, a tenere alta la propria dignità, nelle condizioni più estreme di un campo di concentramento nazista.

Horst Rosenthal, ebreo tedesco e socialista, morto ad Auschwitz nel 1942, lascia nome e firma in calce a tre fumetti realizzati durante il periodo della sua deportazione nel campo di Gurs, quarantacinque tavole, illustrate a china e acquerello, un albo orizzontale che contiene un disegno per pagina, accompagnato da un testo e qualche balloon.

Nato in Germania, a Breslavia, il 15 agosto 1915, da una famiglia agiata di commercianti, con l’avvento di Hitler, nel 1933, Horst Rosenthal fugge in Francia dove richiede asilo politico in quanto ebreo e socialista. Dopo alterne vicende, in cui riesce a ottenere temporaneamente lo stato di rifugiato politico, nel 1940, in seguito alla dichiarazione di guerra della Francia alla Germania, viene internato in quanto “tedesco” e quindi “nemico” in diversi campi ( Marolles, Dreux, Alenҫon, Tence). All’avvento del regime di Vichy, viene confinato, in quanto ebreo, nel campo di Gurs, infine inviato al campo di Drancy il 25 agosto 1942, da dove viene deportato ad Auschwitz l’11 settembre 1942 e ucciso in una camera a gas subito dopo il suo arrivo.

Mickey nel campo di Gurs è il titolo del primo fumetto di Rosenthal, datato 1942. Già la precisazione in nota dell’autore”Pubblicato senza l’autorizzazione di Walt Disney” ci prepara al contenuto ironico e sovversivo di testi e disegni, realizzati probabilmente con materiale messo a disposizione da associazioni filantropiche, in questo caso il Soccorso svizzero, nella persona dell’infermiera Elisabeth Kasser. Quest’ultima, insieme al Rabbino Leo Ansbacher , sopravvissuto, riuscì a mettere in salvo le tavole che sono giunte fino a noi.

 

FUMETTO