Al Da Vinci si parla già di Essere e tempo!

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Personale scolastico

Nel 2027 si celebrerà un anniversario molto importante per tutti gli amanti della Filosofia: i cento anni dalla prima pubblicazione, nel 1927, di quell’autentico capolavoro che è Sein und Zeit (Essere e tempo) del filosofo tedesco Martin Heidegger. Gli eventi culturali
volti a onorare questa ricorrenza già non si contano e anche il Dipartimento di Filosofia e Storia dell’IIS “Leonardo da Vinci”, coordinato dalla professoressa Silvia Gaetani, lo scorso novembre, alla vigilia dell’arrivo del 2026, a quasi cento anni da un altro importante avvenimento, e cioè la fine della stesura di Essere e Tempo – scritto da Heidegger nell’isolamento della sua baita a Todtnauberg, immersa nel silenzio della Foresta Nera -, ha organizzato un primo importante evento in onore del filosofo rivolto a tutta la comunità scolastica: un seminario di taglio fenomenologico tenuto dalla professoressa Carla Canullo, prestigiosa docente di Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Macerata.
Canullo, prima di iniziare la sua lectio, nel presentare agli studenti la controversa figura di M. Heidegger – un “nazista dichiarato trans-politico” – ha invitato studenti e docenti presenti all’incontro ad evitare sia l’esaltazione che la mera demonizzazione del filosofo poiché questi due atteggiamenti, tanto distanti da risultare antitetici, convergono tuttavia su un punto: risultano entrambi inadeguati per accostarsi alla lettura e alla comprensione delle opere di questo gigante della Storia della Filosofia occidentale.
Dopo questo preliminare invito, la professoressa Canullo ha ufficialmente dato il via ai lavori iniziando la sua lectio su Essere e tempo di cui riportiamo i momenti più significativi.
Canullo esordisce ricordando l’adesione di Heidegger alla Fenomenologia, il metodo d’indagine filosofico inaugurato da Edmund Husserl di cui, come è noto, Heidegger fu discepolo. Non è un caso, infatti, che Essere e tempo inizi proprio con una dedica al padre della Fenomenologia, l’approccio che vuole andare alle cose stesse per osservare come esse appaiono e si danno nel mondo.

Heidegger, con sguardo fenomenologico, in Essere e tempo torna ad interrogarsi sul problema dell’essere ma in un modo del tutto nuovo, partendo dall’analisi dell’unico ente in grado di porsi la domanda su di esso e cioè, per dirlo con il suo nuovo lessico, il Dasein, Esser-ci nella traduzione italiana. Il Dasein – concetto cardine del pensiero heideggeriano – è l’ente umano che, diversamente da tutti gli altri enti – gli utilizzabili – esiste ed accade nel tempo e, nel mentre accade come projectum, cerca di cogliere il senso dei fenomeni che gli si rivelano nel mondo, al di là del rigido e tradizionale schema soggetto/oggetto. Inizia da questi presupposti, la celebre analitica esistenziale heideggeriana che individua quali caratteristiche di fondo della struttura ontologica del Dasein: la fatticità, il suo esser-gettato; l’esistenzialità, il suo essere-progettante; il decadimento; e soprattutto, il tanto celebre quanto frainteso, essere-per-la-morte.
È soprattutto nella spiegazione di questi due ultimi concetti – decadimento ed essere- per-la-morte – che la lectio della professoressa Carla Canullo tocca il suo vertice. Con appassionata e appassionante chiarezza, la docente chiarisce all’uditorio che l’essere-per-la-morte non è la morte fisica (Sterben) ma piuttosto quella spirituale (Toden) che ha luogo quando il Dasein rinuncia alla possibilità dell’accadere dell’essere nella propria esistenza. Il vero senso della gettatezza, infatti, è la possibilità: ogni esserci è projectum gettato in avanti per scegliere ed essere sempre aperto alla possibilità esistenziale che non si esaurisce mai e che è, a sua volta, sempre aperta. A partire dall’in-essere, vale a dire da dove è collocato, ogni Dasein è ontologicamente pro-vocato a progettarsi. In questo senso la provenienza, per Heidegger, è sempre futuro. In tale ottica, l’essere-per-la-morte non è affatto l’evento biologico e naturale del decesso ma ciò che il Dasein esistendo “precorre”.
Canullo spiega questo delicato punto così: questo “precorrimento” è l’unico caso in cui l’essere-per-una-possibilità non mira alla sua realizzazione ma intende mantenerla come possibilità. L’essere-per-la-morte significa dunque che il Dasein è un ente che non può realizzarsi come gli altri enti poiché la sua realizzazione coincide con la sua impossibilità. L’essere-per-la-morte, riducendo all’osso, dice Canullo, è quell’impossibile che si realizza vivendo. Detto in altri termini, la consapevolezza di finire non vuol dire non vivere ma anzi essere permanente apertura alla possibilità. È solo quando non si sceglie più – vale a dire, nel linguaggio di Heidegger, quando non ci si progetta più – che si sprofonda nell’Akedia, la morte spirituale, accennata sopra, che sperimenta chi non vive più il suo esser-ci come apertura nell’oblio del fatto che ogni scelta è, in fondo, un inizio. Anche quando si mantiene aperto alla scelta, tuttavia fa notare Canullo, si dà un’altra possibilità inautentica di ex-sistere per il Dasein e cioè il decadimento che in Essere e tempo indica il modo fondamentale dell’essere della quotidianità in cui il Dasein può decadere nel mondo smarrendosi tra gli enti di cui si prende cura assumendo la postura della chiacchiera, della curiosità e dell’equivoco. È proprio nella possibilità del decadimento che, dice Canullo, si gioca l’autenticità e l’inautenticità di ogni Desein.
Chiudendo il cerchio, la professoressa Canullo spiega che per Heidegger solo la scelta anticipatrice dell’essere-per-la-morte evita al Dasein di assumere le posture tipiche del decadimento conducendolo piuttosto alla responsabilità “di far brillare l’essere nel mare dell’inautenticità” dell’esistenza. Al di là della complessità del linguaggio heideggeriano – che la professoressa Canullo ha il grande merito di “addomesticare” e “rendere familiare” a tutti – il messaggio, forse sarebbe meglio dire l’invito di Essere e tempo, è chiaro e prezioso: essere viventi fino alla morte, essere fino alla fine la possibilità che siamo. Grazie Heidegger! Grazie professoressa Canullo!
In attesa del 2027, il Da Vinci non poteva inaugurare meglio di così le celebrazioni per Essere e tempo.

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