L’11 Novembre 2025 l’ I.I.S.“L. Da Vinci” di Civitanova Marche ha rinnovato il suo impegno nella diffusione del pensiero filosofico ospitando la X edizione del Seminario di Studi Platonici. L’iniziativa, ormai divenuta una consuetudine culturale dell’istituto, ha posto al centro del dibattito il tema dell’uomo e del soggetto nel pensiero antico.
Ad impreziosire la conferenza, come da tradizione, è stata la presenza della Prof.ssa Arianna Fermani, docente di Filosofia antica all’Università di Macerata.
L’incontro è iniziato con la presentazione degli studenti, frutto del lavoro di preparazione al tema del seminario.
In particolare il III A scientifico, lasciandosi provocare dal manifesto di presentazione, si è soffermato sulla relazione tra l’assenza nichilistica di volto dell’uomo contemporaneo e la sua ricerca di senso, cercando nel pensiero antico dei cenni di risposta a tale sfida.
Il III B classico ha presentato una relazione sul Nous anassagoreo che, come ci sintetizzano Irene e Valentina, “è da considerarsi soggetto divino, in quanto ordinatore “autokratès“, ovvero non condizionato da nient’altro che da se stesso, trascendente, cioè separato dalla materia che ordina e svincolato nella sua perfezione da bisogni e fini, a differenza del soggetto umano. Quest’ultimo, in virtù del possesso delle mani, crea tutte le cose necessarie per la sua sopravvivenza usando la ragione poliedrica e versatile di cui è dotato e che costituisce la sua componente divina”
Il III A classico, ha realizzato un powerpoint sulla concezione socratica dell’uomo, sottolineando che per Socrate noi siamo la nostra anima, così con lui la Filosofia diventa la cura di quest’ultima.
Infine, il III B scientifico, si è soffermato sulla concezione aristotelica dell’uomo confrontandosi con un testo della Prof.ssa Fermani: L’eleganza del bene e le seduzioni del male.
Ha preso, poi, parola la Prof.ssa Fermani, la quale si è interrogata insieme a noi su cosa significhi essere uomini e da dove nasca la nostra ricerca di significato. La docente ha spiegato che l’essere umano è un soggetto che vive costantemente cercando di comprendere la realtà, non si limita a percepire il mondo: lo interpreta, crea significati e costruisce relazioni. Ma la sua ricerca nasce proprio dalla consapevolezza di matrice socratica di sapere di non sapere.
Attraverso il pensiero di Aristotele la relatrice ha cercato di definire il Soggetto, innanzitutto come τοδὲ τὶ, espressione greca che significa “questa cosa qui” cioè che ogni individuo è un soggetto unico, in forma e sostanza. Tale unicità si intreccia con la natura multifocale dell’uomo: non siamo mai una cosa sola, ma un insieme di prospettive, emozioni, tensioni e desideri.
La relatrice, successivamente, ha sottolineato che nel percorso della vita nulla è davvero semplice: l’esistenza è attraversata da mancanze, domande e desideri che ci spingono continuamente a cercare qualcosa oltre noi stessi. In questo cammino il fallimento non è un incidente da evitare, ma una componente inevitabile e persino preziosa. Come ricorda la professoressa, fallisce davvero solo chi non tenta e chi non si mette mai in gioco. Il discorso si amplia poi al tema del male, inteso come espressione dell’eccesso o del difetto. La professoressa evidenzia come la persona viziosa compie azioni sbagliate senza essere consapevole, perché vive uno stato di assoggettamento. Come si esce da questo stato? Occorre avere accanto un vero amico: qualcuno capace di dirci la verità anche quando questa può ferire; tutto ciò si collega alla paideia, cioè il processo di formazione che permette all’essere umano di crescere. Anche la paura, se non vissuta in modo eccessivo, può diventare una guida utile, come insegna il mito platonico della caverna: solo affrontando ciò che ci spaventa possiamo davvero avvicinarci alla verità.
Infine la Fermani ha posto l’attenzione sull’importanza del linguaggio, invitandoci anzitutto ad “ascoltare le parole”. Si è quindi soffermata sul termine “catastrofe” che deriva dal greco καταστρέφω che significa anche rivoltare la terra con l’aratro, ciò è inteso come uno sconvolgimento, che dà una possibilità di esprimersi e di rinascere. Il processo educativo è da un lato uno sconvolgimento, ma anche una liberazione. Educare, infatti, non significa indottrinare, ma offrire a chi apprende la possibilità di vedere la verità con i propri occhi, di riconoscerla e farla propria. È in questo processo che si diventa soggetti: persone capaci di comprendere, scegliere ed agire a partire da sé stessi.
Cossignani Beatrice, Zigiotti Vittoria, Di massa Noemi,
Crisci Nikla, Romagnoli Greta, classe III A scientifico


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